Come salvare il Pdl senza inseguire Grillo, assieme a Monti oppure no
Al direttore - La lettera del presidente Schifani è occasione di riflessione sul Pdl e su altro. Dal 1994 lo schiacciasassi mediatico-giudiziario, che aveva distrutto i tradizionali partiti democratici, si è rivolto contro Berlusconi il cui straordinario carisma gli ha consentito di resistere indenne fino al 2011.
7 AGO 20

Al direttore - La lettera del presidente Schifani è occasione di riflessione sul Pdl e su altro. Dal 1994 lo schiacciasassi mediatico-giudiziario, che aveva distrutto i tradizionali partiti democratici, si è rivolto contro Berlusconi il cui straordinario carisma gli ha consentito di resistere indenne fino al 2011. Nel 2011 il “circo mediatico-giudiziario” ha fatto saltare la “conventio” in auge dal caso Montesi (secondo cui lo scontro politico non riguarda la vita privata), per cui è esplosa l’“offensiva del gossip”: il carisma di Berlusconi è stato colpito, ma esso tuttora persiste rispetto ad un consistente zoccolo duro del centrodestra. Con questo e con altro il Pdl deve fare i conti con lucidità, senza crisi di nervi. Questo tipo di scontro, enfatizzato dai media, ha minato la credibilità delle forze politiche, insieme a episodi di corruzione, all’eccessivo rigorismo delle politiche economiche e a strumentali campagne di stampa. Tutto ciò si è intrecciato con una durissima crisi dell’economia internazionale.
Oramai l’Italia ha una sovranità economica limitata: l’euro non è stato accompagnato né dall’unità politica, né da una banca di riferimento, né da una gestione equilibrata e collegiale della politica economica. E’ in atto da anni la “conquista finanziaria” dell’Europa da parte della Germania, con conseguenze devastanti per la Ue e per il resto del mondo. Il governo Berlusconi è stato investito da tutto ciò. Diciamoci un’amara verità: l’Italia fino a oggi non ha resistito all’offensiva tedesca anche perché, rispetto a essa, centrodestra e centrosinistra hanno giocato l’un contro l’altro una partita per alcuni aspetti sbagliata. Solo col governo Monti, il Pd ha scoperto la negatività della politica dell’asse Merkel-Sarkozy di cui precedentemente si è servito per mettere in difficoltà il governo Berlusconi. A sua volta quest’ultimo, per non esser tacciato di scarso europeismo, di fatto è stato costretto ad accettare – tranne un paio di casi – alcune delle condizioni della Ue. Il governo Berlusconi, però, ha fatto i conti con la crisi finanziaria dal 2008 al 2011: Tremonti ha operato tagli lineari alla spesa superiori ai 200 mld. Per altro verso questo tipo di tagli e il rigorismo sono stati causa dell’entrata in crisi del blocco sociale del centrodestra sin dal 2010. Aver consegnato tutta la gestione della politica economica all’asse Tremonti-Lega è stato forse il più grave errore commesso dal centrodestra, insieme alla accettazione della pregiudiziale supervisione sui decreti da parte del presidente della Repubblica che ha dilatato eccessivamente i suoi poteri. All’attacco “finale” (luglio-ottobre 2011), la maggioranza non ha “tenuto” da due lati (Tremonti e Lega nord sulle pensioni). Di qui il governo Monti, nato in modo assai discutibile.
Berlusconi ha optato per il senso di responsabilità verso la nazione: fra l’esigenza di evitare all’Italia il rischio di una crisi finanziaria e le ragioni del partito, ha scelto la prima, con conseguenze negative sul piano del consenso per il secondo. Ora dobbiamo far nuovamente i conti con alcune scelte di fondo, evitando di farci del male da soli con linguaggi e contenuti (sciopero del fisco, referendum sull’euro ecc.) tipici della destra extraparlamentare.
Non possiamo inseguire Grillo sul suo stesso terreno, né tantomeno disarticolare il Pdl ritornando a FI e An, né dando via libera a liste improbabili. Diversamente da quello che dicono alcuni, proprio in tempo di antipolitica, serve un partito forte, unito, democratico, radicato sul territorio e guidato da un segretario giovane e autorevole come Alfano, indicato da Berlusconi. Non a caso abbiamo “tenuto” nel centro-sud dove parlamentari e partito sono presenti, anche organizzativamente, sul territorio e fra le forze sociali. Invece al nord bisogna rivedere tutto il nostro modo di far politica. Dobbiamo evitare di chiuderci a riccio: il Pdl va cambiato, rinnovato, aperto alle nuove generazioni e alla società. Alfano deve fare politica a 360 gradi. Abbiamo avanzato una proposta, l’elezione diretta del presidente della Repubblica, per dare una prima risposta alla crisi nei rapporti fra classe politica e cittadini. Oggi Alfano deve rivolgersi all’Udc, a Montezemolo, alla Lega per porre a tutti il problema di fondo: le forze moderate e riformiste sono maggioritarie rispetto al centrosinistra, ma minoritarie se divise.
Non possiamo inseguire Grillo sul suo stesso terreno, né tantomeno disarticolare il Pdl ritornando a FI e An, né dando via libera a liste improbabili. Diversamente da quello che dicono alcuni, proprio in tempo di antipolitica, serve un partito forte, unito, democratico, radicato sul territorio e guidato da un segretario giovane e autorevole come Alfano, indicato da Berlusconi. Non a caso abbiamo “tenuto” nel centro-sud dove parlamentari e partito sono presenti, anche organizzativamente, sul territorio e fra le forze sociali. Invece al nord bisogna rivedere tutto il nostro modo di far politica. Dobbiamo evitare di chiuderci a riccio: il Pdl va cambiato, rinnovato, aperto alle nuove generazioni e alla società. Alfano deve fare politica a 360 gradi. Abbiamo avanzato una proposta, l’elezione diretta del presidente della Repubblica, per dare una prima risposta alla crisi nei rapporti fra classe politica e cittadini. Oggi Alfano deve rivolgersi all’Udc, a Montezemolo, alla Lega per porre a tutti il problema di fondo: le forze moderate e riformiste sono maggioritarie rispetto al centrosinistra, ma minoritarie se divise.
Comunque non nascondiamoci dietro a un dito: abbiamo perso voti alle amministrative perché il nostro elettorato non condivide la politica economica del governo Monti, da noi sostenuto. Su questo terreno sono contrario a scelte pregiudiziali in un senso o nell’altro. La verifica per il futuro va fatta in termini politico-programmatici. Alla gente e alle forze sociali interessano solo precise proposte e conseguenti battaglie sul terreno economico-sociale. Dobbiamo presentare al governo una piattaforma per l’abbattimento del debito, la riduzione della pressione fiscale e una politica europea in contrasto all’egemonia tedesca. Se ciò verrà raccolto da Monti potremo andare avanti, altrimenti dovremo rivedere la nostra collocazione politica. La scelta delle primarie per Alfano, in parallelo con quella del Pd per Bersani, serve ad affermare un bipolarismo civile, fondato su una nuova legge elettorale, preferibilmente di stampo tedesco o spagnolo che va approvata quanto prima.
di Fabrizio Cicchitto